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Una vita a far nascere vite

l’ostetrica

S

ono sempre stata affascinata dal miracolo della nascita, fin da quando ero piccina piccina. Mi ricordo che nonno Savino mi portava in campagna e per me la cosa più bella era quando mi portava a vedere i conigli appena nati, i vitellini. Una volta che mi portò con lui erano nati tanti maialini, ma piccini piccini e stavano tutti lì attaccati alla mamma che pocciavano(*). Fin da allora questo evento incredibile della nascita mi ha sempre entusiasmata perché è proprio un vero miracolo, la vita che va avanti e riproduce sé stessa, nonostante tutto e in tutte le situazioni. In pace o in guerra l’urgenza della vita non si ferma davanti a niente.

Un giorno, al mercato, io e mia mamma abbiamo incontrato una signora che a me sembrava una fata: era una signora tedesca, bionda, con una gonna lunga tutta a fiori e portava un paniere di vimini in braccio per comprare le verdure, avrò avuto 4-5 anni, e la mia mamma mi ha detto “Questa è la signora Hosner, è l’ostetrica che ti ha fatto nascere”. Nel ’57, quando sono nata io, i bimbi nascevano ancora a casa e c’era una vecchia ostetrica che aveva dei modi di fare un po’ all’antica, invece era arrivata in paese questa ostetrica moderna che aveva studiato ed era tenuta in grande considerazione, quindi la mia mamma chiamò lei perché le sembrava più moderna, più in gamba. Quando al mercato vidi questa donna dissi “da grande voglio essere come lei”.

Mi è sempre rimasto questo profondo desiderio. Il mio sogno era di far nascere i bambini come nascevano una volta, avevo questa idea romantica dell’ostetrica che fa nascere i bimbi a casa e per questo motivo anche te sei nata a casa e anche Andrea è nato a casa, perché secondo me è il modo più intimo e più bello che ci sia per far nascere un bambino, nella tranquillità, circondato dall’amore dei genitori e di chi ti vuol bene. Dove meglio che nella propria casa? Mi ricordo il primo parto a casa a cui ho assistito, che era il parto del figlio di Bianca su di Torino. Andrea aveva 6 mesi, me l’ero portato dietro perché non sapevo a chi lasciarlo, lo misi seduto sul seggiolone e lui ci guardava tranquillo e beato. Bianca seduta sullo sgabello olandese (**) e Milo che la sosteneva da dietro, e fu un parto molto bello, molto semplice, molto naturale. Una donna dopo che ha partorito ha una sensazione di potenza, di avere in mano il mondo veramente, perché ha fatto un miracolo. Il ricordo più bello che ho della sala parto è l’odore, l’odore del liquido amniotico, l’odore della vernice caseosa, che è questa crema bianca che avvolge i bambini, questo mi rimane anche adesso che è tanti anni che non assisto ai parti. Quest’odore mi è rimasto nel profondo del cuore. Il modo di venire al mondo influenza una persona per come sarà lei tutta la vita, il suo modo di essere. Per esempio Andrea è un po’ complicato: mi ricordo alle medie la sua professoressa diceva “un problema di matematica lui lo risolve, però per arrivarci fa 8 operazioni quando con due arriverebbe subito alla soluzione”, come ha fatto quando è nato perché lui invece di fare 1⁄4 di cerchio, e quindi un periodo espulsivo di un’ora, ha girato in senso antiorario facendo 3⁄4 di cerchio e quindi ha fatto un periodo espulsivo di 3 ore, per non parlare dei giorni prima: il travaglio è cominciato il venerdì sera e ho partorito lunedì mattina! E perché ero a casa e c’era quest’ostetrica che aveva una gran pazienza e ha saputo aspettare, fossi stata all’ospedale mi avrebbe fatto un taglio cesareo. Tuo papà per esempio quando è nato si presentava di spalla come dire “prendo a spallate il mondo” e lui tutt’ora è uno che lotta, che deve sempre darsi da fare. E te che sei nata alla svelta, quando decidi di fare una cosa non sei una che ci pensa troppo tempo, sei una persona che quando ha deciso una cosa la fa, punto e fine. Poi ci sono i podalici per esempio: normalmente si nasce a testa in giù però capita anche che nascano dei bambini in posizione podalica e si dice che questi siano persone diverse dal solito, dei creativi, persone che vanno contro corrente.

In inglese il travaglio si traduce “labor” (***) ed in effetti è un vero e proprio lavoro. Pensa che si scatenano tanti e tali ormoni durante il travaglio e durante la nascita che è come se fosse un orgasmo all’ennesima potenza. È anche doloroso certo, però madre natura fa in modo che siano dolori sopportabili, infatti l’organismo produce le endorfine, gli ormoni del benessere. È un dolore bello e piacevole che uno sopporta volentieri perché c’è uno scopo ben preciso, lo sai che queste contrazioni servono a far nascere il tuo bambino per cui è una cosa bellissima.

*prendere il latte dal seno (toscanismo)
** sedia fatta a ferro di cavallo alta 60 cm che serve per partorire in maniera accovacciata
***travaglio ma anche fatica, sforzo, lavorare sodo

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